Il selfie prima di morire a Suruc
Un gruppo di giovani volontari turchi diretti a Kobane immortalati nell'ultimo selfie insieme prima che l'attentato nella cittadina di Suruc in Turchia separasse per sempre le loro vite.
La ragazza in primo piano si chiama Madersahi Barajyikna, è lei l'autrice di questo scatto insieme ai suoi compagni di viaggio turchi diretti a Kobane per svolgere attività divolontariato. Ha pubblicato questa foto su Twitter subito dopo l'attentato che lunedì 20 luglio ha ucciso almeno trenta persone e provocato oltre cento feriti.
«Io sono viva, sto bene, la ragazza con la maglietta bianca dietro di me è morta» ha scritto Madersahi poche ore dopo la terribile esplosione. A provocare la strage una giovane ragazza di appena 18 anni, una kamikaze che ha deciso di farsi saltare in aria nel giardino del centro culturale di Suruc, città turca al confine con la Siria, dove era in corso una conferenza sullaricostruzione di Kobane.
Madersahi e i suoi compagni infatti erano partiti per rimettere in piedi la città curdo-siriana liberata dopo mesi di assedio dei jihadisti dello Stato islamico, sarebbero rimasti fino a domenica e avrebbero voluto costruire una biblioteca, ripiantare un bosco, dedicare uno spazio ai bambini creando un grande parco giochi solo per loro.
«In quella foto - ha raccontato la giovane volontaria - stavamo festeggiando l’ultimo successo elettorale dell’Hdp, il partito filocurdo che alle ultime elezioni, ha raggiunto il 12,9% ed è sbarcato in Parlamento con 80 deputati». Poi l'entusiasmo e i sogni di ricostruzione sono stati infranti dall'ennesimo atto di violenza tragico, il primo firmato Isis in Turchia.
«Le nostre indagini indicano che l'attacco suicida è stato commesso dall'Isis», ha detto lunedì a fine giornata il premier turco Ahmet Davutoglu e a rafforzare questa pista è anche un secondo attentato avvenuto quasi in contemporanea ieri a Kobane.