Alia, l'aerotaxi elettrico nel mirino di Amazon e dell'esercito Usa
La start up americana Beta ha già raccolto 800 milioni di dollari di investimenti. Decollo previsto nel 2024. Ecco l’esercito di 250 «eVtol» su cui si sta lavorando nel mondo
Amazon ci punta per trasportare i pacchi in modo veloce e con consegna poche ore dopo l’ordine. L’esercito americano (che l’ha già testato poche settimane fa) per spostare militari, esperti e attrezzature. Il nuovo oggetto del desiderio nei cieli si chiama «Alia», è un aerotaxi elettrico della start up del Vermont Beta, ha già raccolto 796 milioni di dollari di investimenti e punta a ottenere il via libera dell’ente federale dell’aviazione Usa nel 2024.
Con un’apertura alare di oltre 15 metri, un’autonomia di volo di 400 chilometri, una velocità massima di 278 chilometri orari e una batteria che si ricarica in una cinquantina di minuti «Alia» può portare fino a 6 metri cubi di pacchi (nella versione cargo) o 5 viaggiatori oltre al pilota (nel modello passeggeri). È un «eVtol», un velivolo elettrico a decollo e atterraggio verticale. Non ha bisogno di una pista dove prendere la rincorsa o dove frenare, ma certo necessita di una struttura apposita, i cosiddetti «vertiporti», sui quali stanno investendo diversi scali, anche italiani, come quelli gestiti da Aeroporti di Roma (Fiumicino e Ciampino) e Sea (Milano Malpensa e Linate).
«Alia» — di cui hanno scritto di recente i grandi giornali e le riviste specializzate statunitensi — è in ottima compagnia. Nel mondo, calcolano i database specializzati, sono oltre 250 i progetti di «eVtol» — dai prototipi in fase di test a quelli ancora su carta — che cercano di velocizzare il trasporto di merci e persone nelle metropoli strozzate dal traffico o tra le città. Alcune aziende — come Wisk, Lilium o Joby Aviation — stanno già operando in prova alcuni esemplari. Altre iniziano a fare i conti anche con i primi intoppi. Proprio Joby ha comunicato al mercato il 16 febbraio che uno dei suoi prototipi senza pilota è andato a schiantarsi in una zona remota della California mentre volava — secondo la rivista FutureFlight — a 366 metri di quota e a 445 chilometri orari.
Gli investimenti — pubblici e soprattutto privati — dal 2010 al 2021 hanno toccato i 6,5 miliardi di dollari, calcola Tnmt: di questi 1,25 miliardi nel 2020 e 4,5 miliardi nel 2021. Mentre il mondo è rimasto quasi «ibernato» a causa del Covid, questo settore è letteralmente esploso. Ci puntano, tra gli altri, pure Larry Page (co-fondatore di Google), Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn), Mark Pincus (fondatore di Zynga). Ma anche Uber, Mercedes-Benz, i costruttori di velivoli Airbus e Boeing, Toyota, Hyundai, Honda, le compagnie aeree JetBlue, American Airlines, Virgin Atlantic.
Non tutti questi progetti ce la faranno (per ragioni di mercato) e non tutti avranno l’autorizzazione a spiccare il volo (dalla Faa negli Usa e da Easa in Europa): le complessità restano tante e non va dimenticato che oltre ai livelli di sicurezza che dovranno essere sempre garantiti, bisognerà anche stare attenti al tasso di inquinamento acustico. Per non parlare di quando — e come — le autorità regolatorie nel vecchio e nuovo mondo decideranno di disegnare la mappa delle autostrade dei cieli anche ai livelli sopra le città. A quale prezzo? Cifre ufficiali ancora non ce ne sono, ma in Europa dovrebbe aggirarsi sui 3-4 euro a chilometro.
Ma alcune aziende che lavorano sugli «eVtol» sembrano più avanti di altre. Secondo Smg Consulting — che stila ogni mese una sorta di indice di «realismo», cioè la stima di quante chance queste start up hanno di entrare in servizio entro i tempi annunciati — «Alia» è al terzo posto (7,8 su massimo 10), dopo «S4» di Joby Aviation (8,7) e «VoloCity» di Volocopter, dove sta investendo Atlantia (8,4). L’appuntamento, per i più «promettenti», è al 2024. Cioè tra meno di due anni. Secondo Morgan Stanley il mercato, nel 2040, è destinato a sfondare i mille miliardi di dollari l’anno.