Satira e marketing, cosଠi giornali raccontavano la Palermo dell'Ottocento
Non c'è niente di meglio dei giornali per conoscere una società, e gli oltre mille giornali pubblicati nel lungo Ottocento palermitano ne sono la conferma: soprattutto quelli che escono per pochi numeri, che come una fiammata mostrano il bisogno da cui sono nati.
I giornali palermitani dell'Ottocento sono stati studiati privilegiando alcuni anni topici, il 1848 della rivoluzione o il 1860 dell'Unità. Ma un'impresa che li affrontasse in blocco ha avuto bisogno delle particolari competenze del collezionista Gesualdo Adelfio e del suo incontro col giornalista-editore Carlo Guidotti: ne sono risultati ben tre volumi firmati da entrambi I giornali di Palermo nell'Ottocento. L'informazione giornalistica e la pubblicità, pubblicati dalle edizioni Ex Libris in diversi anni: nel 2018 il primo volume, che si chiude col 1860; nel 2020 il secondo volume si spinge sino al 1880 e il terzo appena uscito, che si presenta oggi alle 16.30 all'Archivio storico comunale di Palermo (via Maqueda 157) raggiunge il 1890.
I tre volumi portano il lettore nella Palermo dell'800'Ottocento: l'introduzione storica di Carlo Guidotti è seguita da una ricca scheda descrittiva che dà conto dell'evoluzione di ogni testata, articoli importanti o solo curiosi mostrano lo stile narrativo del giornale, l'attenzione per le tipografie lascia conoscere l'ubicazione delle varie officine.
Nel rivoluzionario 1848 abbondano i giornali dalla vita brevissima come "La formica" diretta dal futuro garibaldino Giuseppe La Masa, se ne pubblicano solo tre numeri: il 20, il 25 e il 29 maggio. Solo per due volte, il 24 e il 26 maggio, esce "La rassegna. Giornale senza periodo a beneficio dei poveri". Anche "La tribuna delle donne", dal linguaggio decisamente insolito, esce solo per due volte il 21 giugno e il 2 luglio: scrive di diritti, di donne che vogliono essere "elettrici e per conseguenza rappresentanti. Chiederemo una terza Camera, e il Comitato misto sarà composto di tre generi, secondo i principi della grammatica, maschile, femminile e neutro".
Il 1860 sfida il 1848, le fibrillazioni politiche tengono sempre banco. Ma c'è spazio anche per fogli come "Mano nera", giornale "umoristico con caricature" che nel 1883 "permettendo le nostre finanze" si pubblica "ogni domenica allo spuntar del sole". Si può essere dissacranti, come il settimanale "La Follia", che nel 1887 il prende in giro i pellegrini a Roma con un'intera pagina di vignette.
I fogli di denuncia non si lasciano intimorire e invitano il lettore odierno a riflettere sull'omertà dei siciliani, su come sia stata storicamente determinata. Il settimanale "La pietra infernale", anno 1889, nella testatina si definisce "caustico inesorabile" e apre in prima pagina sulla burocrazia comunale, "la piaga dell'amministrazione": i sindaci la temono e il governo finge di non sapere, "in Palermo niuno vede, tutti tacciono". La stessa atmosfera si respira nel bisettimanale "Ferro e fuoco", che con l'ottima tiratura di mille copie il 17 maggio 1888 denuncia "la maffia assoldata... avrebbe tutto osato pur di ridurci al silenzio": gli "amici troppo zelanti" di un deputato avevano controllato le prime copie in tipografia e impedito che si continuasse la stampa, "fummo costretti a rivolgerci ad un altro tipografo... subendo una violenza per cui non ci è esempio negli annali del giornalismo".
Nel 1882 il sesto centenario dei Vespri porta alla pubblicazione di "Sicilia-Vespro": numero unico di ben 44 pagine stampato a Milano, e sembra un affronto alle gloriose tipografie palermitane.
L'aspetto più intrigante per il lettore odierno coincide però con l'attenzione per la pubblicità, che nell'introduzione al terzo volume Eliana Calandra definisce "embrionale politica di marketing editoriale" ed è ancora di salvezza per le finanze sempre malandate di ogni giornale. In un'epoca che ignora gli antibiotici, la tisi polmonare e le bronchiti croniche sono indiscusse protagoniste, abbondano le inserzioni che garantiscono "non più tosse!".
La pubblicità compare in tutti i giornali, nel dicembre del 1890 il settimanale "La nuova riforma" passa al setaccio i politici, si chiede "come vivevano costoro prima di essere deputati?" ma non disdegna di pubblicare anche una rubrica teatrale e la pubblicità di un "elegantissimo apparato fotografico con accessori" che per sole lire 6.50 avrebbe permesso "bellissime fotografie con istantanità sorprendente".
Nella maniera contraddittoria che sempre la distingue, anche Palermo si preparava a vivere la modernità delNovecento.